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Padiglione del Vino: EXPO 2015

A ormai 2 mesi dalla fine di EXPO, sono a scrivere riguardo alla mia esperienza lavorativa al Padiglione del Vino, un’esperienza che mi ha dato la possibilità di incontrare persone provenienti da tutte le pari del mondo: dall’ Australia al Canada, dagli USA al Giappone, passando per Cina, Francia, Inghilterra, Belgio, Svizzera, Paesi Scandinavi, Slovenia, ecc…

Ho avuto l’onore di presentare il vino italiano agli oltre 2 milioni di visitatori.

Il padiglione, organizzato dal Vinitaly – Verona Fiere, era strutturato su due piani, nella parte sottostante c’era un’area dedicata all’esperienza sensoriale visiva e olfattiva in cui i visitatori potevano osservare i vari colori del vino e sentire i profumi più comuni che si possono trovare dentro ad un bicchiere, il tutto in un’atmosfera di luci ed ombre dove il pubblico si immergeva in un viaggio all’interno dei paesaggi e della cultura italiana.

Nella parte superiore invece c’era il cuore del padiglione, 1.300 bottiglie suddivise per regioni, per consorzi o selezioni dove il visitatore poteva degustare il vino.

Arrivato al secondo piano il visitatore si trovava i vini del Veneto, con un’importante sezione del Prosecco di Valdobbiadene, e poi Lugana, Custoza, Soave fino ad arrivare ai grandi Ripasso della Valpolicella e blasonati Amaroni.

Una piccola parte dedicata poi ai vini del Molise e dell’Oltrepo Pavese facevano da cornice alla sezione dedicata al Friuli Venezia Giulia e ai grandi bianchi come il Friulano e la Ribolla, ma anche Schioppettino e Refosco.

Si continuava il viaggio attraverso il Trentino con il Trentodoc Metodo Classico, la Nosiola, il Traminer, il Muller e il Teroldego Rotaliano per poi passare alla Puglia con il Primitivo, Nero di Troia, Negroamaro, l’Emilia Romagna con Pignoletto, Albana, Lambrusco e Sangiovese, le Marche con il Verdicchio dei Castelli di Jesi, il Verdicchio di Matelica, il Pecorino, la Passerina e il Rosso Conero.

La Toscana era presente con il Brunello di Montalcino, una vasta selezione di Chianti Classico, Morellino di Scansano e Vernaccia di San Giminiano, l’Umbria era presente con il Montefalco Sagrantino, nel Piemonte erano presenti i grandi rossi ma anche il Roero Arneis e il Gavi.

Per ultimo la Sicilia, con i rossi ma anche con gli autoctoni bianchi e i vini dell’Etna, l’Abruzzo con il Montepulciano e il Trebbiano d’Abruzzo.

Vi erano poi il Comitato dei Gran Cru e Grandi Marchi dove si poteva degustare l’eccellenza italiana, solo per citarne alcuni Gaja, Giulio Ferrari, Marchesi di Barolo, Biondi Santi, Mastroberardino, Tenuta San Guido, Felluga e tanti alti.

La selezione Wine Research Team, gruppo di aziende vinicole sotto la guida dell’enologo Riccardo Cotarella, in cui si poteva degustare vini provenienti da quelle regioni che non avevano una sezione dedicata, come per esempio la Campania.

Erano presenti anche una grande varietà di vini “particolari” che non si identificavano in una denominazione o in un unico vitigno, questo era il bello della scoperta soprattutto per i visitatori già più vicini al mondo enologico italiano.

Il mio compito era quello di consulenza ai visitatori e spiegazione del vino che andavano ad assaggiare, ma anche servizio alle degustazioni guidate, cene aziendali e agli aperitivi che si svolgevano durante tutti i weekend.

La parte più bella di questa mia esperienza è stata il guidare il visitatore più o meno esperto su e giù per l’Italia e vedere la sua sorpresa per vini meno conosciuti o di quelle regioni più snobbate.

E’ stata vedere la gratitudine da parte di molti del lavoro svolto, l’andare un po’ contro i luoghi comuni che purtroppo esistono.

Poi ovviamente ci saranno anche persone molto critiche del Padiglione del Vino, perché magari non c’era quel determinato vino che avrebbero voluto degustare o perché non vi erano tutti i grandi marchi che finiscono con “aia”, ma probabilmente fanno fatica a capire che in questa grande Esposizione Universale il vino italiano si è avvicinato al grande pubblico, agli intenditori, agli appassionati, ma anche ai semplici curiosi, a coloro che bevono vino saltuariamente, a coloro che non sanno la differenza tra il Brunello e il Barolo e a coloro che non sanno in che regione si produce il Chianti, ma che hanno avuto la possibilità di conoscere il nostro vino e il nostro patrimonio.

Avere portato il vino all’EXPO è stata una importantissima vetrina per il nostro Paese e spero che sia un forte incentivo al consumo del vino italiano nel mondo.

 

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